“Quattro chiacchiere al museo” con Beppe Incocciati: “Maradona, il numero uno al mondo che non è mai andato contro un allenatore”

Il primo ospite della rubrica “Quattro chiacchiere al museo” è il mister Beppe Incocciati, ex calciatore di Milan, Ascoli, Atalanta, Empoli, Pisa, Napoli e Bologna, che ringraziamo per essere venuto a visitare il Museo e per averci portato la sua maglia del Bologna.

Nel periodo in cui giocava che rapporto c’era con la maglie da gioco?

I primi anni in cui ero al Milan le maglie che indossava la prima squadra a fine anno finivano alle giovanili era molto difficile tenersele, la maglia era un bene della società e non del singolo calciatore, anche in virtù del fatto che la numerazione non era fissa come oggi.

A metà degli anni ‘80 la maglia potevamo tenerla in pochissimi casi, era un’eccezione non la regola come per i calciatori moderni anche perché non essendo ancora sviluppato il collezionismo non c’era grande richiesta e tenerne un paio all’anno era già tanto di guadagnato.

Lo scambio di maglia tra calciatori si usava solo in determinate occasioni perchè a molti calciatori la società vietava di darle.

La maglia a cui tiene di più?

 

Le maglie che ho vestito sono state tutte importanti per me, nel milan ci sono cresciuto e ci ho fatto anche il primo gol, proprio al napoli tra l’altro ma anche quella del napoli non è da meno e tra l’altro con quella maglia ho fatto il primo gol al milan.

Il calciatore più forte con cui ha scambiato la maglia?

Avendoli vissuti e avendo giocato con e contro i più grandi campioni la maglia è un oggetto che non mi ha mai attratto più di tanto. Viverli tutti i giorni mi ha lasciato ricordi indelebili che nessuna maglia mi lascerebbe. Ad esempio sono stato una settimana insieme a Pelè ma non gli ho mai chiesto una maglia.

I suoi rapporti con Maradona ed il rapporto di Maradona con le maglie?

Con Diego avevo ed ho un ottimo rapporto, è una persona vera e leale con cui ho condiviso delle belle emozioni. Una persona che non parlava mai male di nessuno e che non andava mai contro l’allenatore, sapeva rispettare i ruoli nonostante fosse il numero uno al mondo.

Il suo rapporto con le maglie era semplice: quasi sempre le regalava, viste le molte richieste che aveva, era raro che la tenesse per lui.

Al Milan lei ha vissuto il passaggio da Farina a Berlusoni che ricordi ha?

Si esatto, Berlusconi lo conoscevo da prima perché da tifoso veniva spesso, prima delle partite, negli spogliatoi a salutarci. Tuttavia essendo andato via non è mai stato il mio presidente.

Quando ha iniziato ad allenare a che allenatore si è ispirato?

 

Diciamo che nutro grande stima e affetto per Fabio Capello, nel Milan io ero un ragazzino mentre lui era un calciatore affermato, quando smise di giocare incominciò ad allenare le giovanili e fu l’anno in cui io facevo la spola tra giovanili e prima squadra per cui lo ebbi come allenatore nel primo anno della sua carriera. Fabio era bravissimo nel trasmettere in modo immediato i suoi concetti.

Un bravo allenatore, per me, deve far scindere istinto e razionalità, deve trasmettere tranquillità e far capire ai calciatori che si deve lavorare tanto con il cervello, in questo il numero uno era Nils Liedholm, aveva talmente tanta pazienza che quando noi uscivamo dallo stadio lui rimaneva a firmare centinaia di autografi a tutti i presenti senza battere ciglio.

   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *